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11 metri – Marco Guerrini, fantasista dell’Olimpic Sarteano: “Associazioni e volontari, possiamo solo toglierci il cappello. Dilettanti? Non vorrei essere nei panni di chi decide”

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Ma il Sarteano quest’anno s’iscrive?”.Il dilemma shakespeariano della bassa Toscana è sempre questo, tra luglio e agosto di ogni anno. Dalla stagione 2015/2016, il paese della quadriga infernale era scomparso dai radar del calcio dilettantistico senese, risorgendo poi nel corso dell’ultima estate: presi un po’ di giocatori tra gli Amatori e qualche vecchio “volpone” di categoria – strettamente legato alla zona, l’Olimpic ha convinto gli scettici e sbaragliato tutto e tutti, nel girone aretino di Terza Categoria. Una vivace (eccome!) tifoseria alle spalle, uno stadio tra i più belli del circondario e il ritorno del figliol prodigo Marco Guerrini, vero e proprio ombrellino in quel long drink che già aveva inebriato i Pesi Massimi, gli ultras locali.

La prima domanda vale per tutti: come stai? Sei rimasto a Roma o stai passando la quarantena a Sarteano? C’è stato un momento che il tuo paese non se l’è passata molto bene, con quei 34 positivi nella casa di riposo…
Fortunatamente bene grazie, sto passando la quarantena a Sarteano con la mia famiglia. Il numero di tamponi trovato positivo nella casa di riposo è stato importante, stiamo vivendo un momento delicato ma se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno, nella difficoltà, abbiamo avuto la conferma di che cuore grande abbia questo paese. Dalle associazioni che hanno donato anche solo un euro, a tutti i volontari, possiamo solo toglierci il cappello.
Immagino che sarai tra i tanti italiani costretti, di questi tempi, al cosiddetto “smart working”. L’azione dell’andare a lavorare (che in questo momento manca, perché si lavora da casa) è simile, in senso calcistico, al “partecipare ad una partita senza però scendere in campo”?
Si, sto lavorando da casa: ho la fortuna di lavorare per la multinazionale Oil&Gas che è tra le più grandi al mondo e che ci ha fornito strumenti all’avanguardia in tempi record per poter portare avanti il lavoro senza avere rallentamenti nei progetti. Personalmente, trovo che lo smart working sia una modalità molto produttiva, rilassante e precisa se fatta seriamente. Diciamo che l’ufficio e il traffico di Roma non mi mancano per niente.
Dopo la vittoria della Prima Categoria col Lucignano dello scorso anno sembrava che, per cause lavorative, dovessi smettere. Poi è arrivata la chiamata del Sarteano: raccontaci com’è andata…
Ho pensato di smettere perché, lavorando con clienti esteri, non ci sono orari: mi è capitato di fare anche l’1:30 di notte in ufficio, e all’inizio non avevo la forza mentale dopo una giornata di lavoro di andare ad allenarmi. La cosa è durata per circa due mesi ma, poi, l’amore per questo sport meraviglioso ha ripreso il sopravvento. Sarei bugiardo se ti dicessi che non ho ricevuto tantissime offerte però penso che nella vita i soldi sono importanti ,ma non sono tutto: a volte bisogna mettere davanti il cuore. Per le mie esigenze, Sarteano è la scelta giusta.
Un campionato stupefacente, quello dell’Olimpic, almeno fino allo stop. Pensare che, ad agosto, non si sapeva nemmeno se la squadra ci sarebbe stata.
Ci sono state tante difficoltà ma alla fine l’entusiasmo dell’ambiente ha prevalso. Lo strepitoso campionato è frutto del grande lavoro fatto da mister Zamperini e dal presidente Stefano Culicchi in primis: due caratteri forti che hanno riportato, ognuno con le loro competenze, circa 300 persone a domenica allo stadio. Giocare davanti ad un pubblico del genere, oltre ad essere gratificante, è stimolante: in paese si respira calcio 7 giorni su 7. Non dobbiamo dimenticare, però, chi scende in campo: la squadra è tranquillamente da seconda categoria, è una squadra bella da vedere e concreta, trascinata dall’esperienza del capocannoniere del girone Rossi e dalla personalità di capitan Milanesio.
Hai giocato praticamente in tutte le categorie dilettantistiche: quanto è cambiato, negli anni, il “nostro” calcio?
Ho notato che nelle categorie superiori il livello si è abbassato. Se penso all’anno della Sansovino in Eccellenza, nello spogliatoio avevo mostri sacri come Zacchei, Liberali, Monaci, Bakoulias, Fettolini, Capacci, Bartolini e tanti altri che dimentico, tutti insieme; era veramente una bellezza veder giocare quella squadra. Penso, però, che si sia alzato il livello nelle categorie inferiori, basti pensare al mio Lucignano dell’anno scorso o alle corazzate che hanno allestito le varie Albinia, Bibbiena, Rassina.
Di questi tempi si parla molto del futuro del calcio dilettantistico. Secondo te, come sarà risolto questo “disputa” dai vertici federali?
Annullare tutti i campionati mi sembra una scelta folle, ma anche promuovere la prima e far retrocedere l’ultima non è così scontata come decisione: si pensi ad esempio al Cavriglia, che è a due punti dal mio Sarteano con una partita da recuperare (quindi potenzialmente primo, anche se è pur vero che hanno vinto la coppa). Non vorrei essere nei panni di chi decide: la cosa certa è che non si possono vanificare gli sforzi di società che sono in vetta azzerando tutto. La speranza è che l’emergenza passi presto e si rinizi a giocare, potendo concludere i campionati. Al momento, razionalmente, è però l’ipotesi più remota.
Concludiamo così: fine dell’epidemia, ripresa del campionato e “scudetto” al Sarteano. Quando firmi?
Se firmare rientrasse nella casistica della famosa autocertificazione firmerei in questo momento ma, visto che non posso uscire di casa, lo farò appena finita la quarantena, con una penna blu su un foglio bianco, come i colori della maglia della mia squadra.

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