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Giacomo Testini, conduttore TeleIdea Sport: “Cancellare la stagione non sarebbe corretto”

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Con 125 puntate televisive dal 2015 ad oggi, Giacomo Testini si è rivelato uno stakanovista del piccolo schermo. Dapprima con Il Venerdì di TeleIdea e poi con Il Circolino, il conduttore ha saputo farsi apprezzare in tutta la provincia di Siena grazie alla sua spigliatezza e alla sua sterminata cultura del calcio dilettantistico.

Facciamo a tutti la stessa domanda, visti tempi che corrono: tutto bene? Come passi la quarantena?
Tutto benino, grazie. Cerco di fare, compatibilmente con le possibilità, quante più cose possibili. Tenere la mente allenata e l’umore propositivo è fondamentale per resistere a questa prova singolare a cui tutti siamo chiamati a confrontarci ed affrontare. Leggo molto, guardo parecchi film, mi diletto in ricerche on line, scrivo tantissimo (anche troppo) ed ovviamente faccio diverse video chiamate, per sentirmi distante ma unito – si dice così in questo momento storico – alle persone che non posso vedere fisicamente.
Da tanti anni sei uno dei “messaggeri” del calcio dilettantistico in provincia di Siena, viste le tue trasmissioni su una nota emittente locale. Qualche anno fa, hai scritto anche un libro sulla “tua” Virtus Chianciano, società oggi in Prima Categoria. Parlaci un po’ di quello che fai…
Per me, il calcio e lo sport in generale sono una grandissima passione da sempre e anche un modo per conoscere nuove persone con cui confrontarmi. In questo periodo in cui un po’ tutto il mondo è in lockdown provo comunque a fare le cose che ho fatto nel recente passato. Con la redazione di TeleIdea abbiamo organizzato alcune puntate de Il Circolino in “smart working”, ossia in video collegamento con gli ospiti da casa. Personalmente, come un po’ tutti sanno, adoro fare interviste “one to one”, se possibile a personaggi di spessore nazionale e internazionale. Non so se sarà ancora possibile farlo un domani, e ti confesso che questa cosa di non poter interloquire con personaggi dello spettacolo, sportivi in generale e figure istituzionali, mi fa rattristare profondamente. Speriamo comunque, con sacrificio, di riprenderci le nostre vite: questo forse è il miglior messaggio e l’augurio più grande che posso fare a tutti.
Qual è l’episodio che ti rimarrà impresso per sempre, nella tua carriera televisiva?
Nel mio piccolo ce ne sono tanti, fortunatamente e li conservo tutti con cura. Così su due piedi, un piacevolissimo ricordo è stata l’intervista alla pluricampionessa olimpica Valentina Vezzali. Il flashback va d’istinto a quello che mi disse appena la vidi “Mi scusi se non sono in tenuta da televisione, ma mi stavo allenando. Possiamo cominciare anche subito, se vuole, così non la faccio aspettare” – della serie: campioni nello sport si nasce ma lo stile, l’educazione e il rispetto sono virtù che valgono più di una medaglia o di una coppa. Mi colpì molto la sua gentilezza e la genuina umiltà. I veri fuoriclasse, spesso, sono top player anche nella comunicazione e nell’eleganza umana.
Tornando al calcio, segui da vicino, da addetto stampa viola, il girone F della Prima Categoria. Che parere ti sei fatto sul campionato, fino al momento in cui si è fermato?
Un torneo stravinto, meritatamente, dall’Albinia già da diversi mesi anche se, come tutti sappiamo, ad oggi non conosciamo le modalità ufficiali di come potrà essere terminato il campionato. Il Pienza di mister Benanchi è stato senza dubbio la bellissima sorpresa dell’anno, grazie alla sua qualità tecnica e al buon gioco. La lotta per evitare i playout era molto avvincente e interessante, con tante squadre coinvolte e con un potenziale finale hitchcockiano da non escludere. La Virtus fino ad un mese abbondante prima della sosta forzata stava compiendo, considerati i pronostici, un piccolo grande miracolo sportivo. Negli ultimi match era un po’ in affanno, sia sotto il profilo dei risultati che della qualità del gioco. Sarebbe stato bello, vedere se ce l’avrebbe fatta ad ottenere un’altra bellissima permanenza in Prima Categoria, lottando e vincendo sul campo. Mi sarebbe molto piaciuto vedere la Fonte più in alto, una squadra con delle individualità importanti e giocatori notevoli, per questa divisione. Forse, azzardo io, è mancato un po’ di equilibrio tattico e la famosa chimica di squadra per lottare al vertice.
Quanto è difficile far funzionare un prodotto “di nicchia” come quello riguardante i dilettanti?
Molto difficile. Ci vuole molta competenza, saper ottimizzare le risorse e unire il tutto con fantasia e creatività. Chi lo sa fare riesce a emergere ma, oggi come oggi, bisogna sudare per la sopravvivenza. Il football dilettantistico resta comunque un prodotto significativo e di rilevanza mediatica e geopolitica, se vogliamo. La cosa fondamentale, a mio parere, è non confonderlo o scambiarlo per il professionismo: questo, seppur in buona fede, è uno dei confronti più sbagliati che si possa fare.
Come verrà risolta, dai vertici federali, la querelle sulla ripresa dei tornei professionistici?
Premessa: in questa complicata situazione, non vorrei essere io a prendere decisioni. Non invidio i vertici federali che saranno chiamati a prendere decisioni assai complesse. Inevitabilmente, qualunque sarà il verdetto, ci saranno sia società scontente che altre che ne trarranno vantaggio. Ovviamente, non si potrà accontentare ogni singolo club: ci vorrà buon senso da parte di tutti per decretare la soluzione più saggia possibile. A mio avviso, ad oggi, purtroppo non ci sono i crismi per tornare a giocare partite del calcio dilettanti. La salute e la sicurezza dei giocatori, dei dirigenti e dei tifosi, viene prima di tutto. È anche vero però che cancellare con un colpo di spugna una stagione che comunque si è svolta per i 2/3, a mio modesto parere, non sarebbe corretto: se si fossero giocate 4-5 partite si poteva prendere in considerazione questo aspetto ma, mancando una manciata di gare in tutti i gironi, forse, la risoluzione “meno peggio” sarebbe quella di prendere in considerazione le classifiche attuali, assegnare la promozione a chi è in testa e la retrocessione a chi si trova in fondo; eventuali posti vacanti, nella futura stagione, potranno essere presi in considerazione tramite i ripescaggi.
Soprattutto, secondo te, è così buio come si crede il futuro dei campionati dilettantistici – che è ciò che, fondamentalmente, ci interessa di più?
In questo dramma mondiale che stiamo vivendo, il calcio, necessariamente passa in secondo piano anche se, giustamente, deve sempre avere il rispetto e l’importanza che merita. Penso che se già era difficile reperire risorse prima, nel medio termine sarà ancora più faticoso farlo. Sappiamo che tante squadre si finanziano con sagre, eventi e feste territoriali, tutte cose belle e importanti che non sappiamo se e come potranno prendere vita nei prossimi mesi. La grande vittoria, senza fare frasi scontate, credo proprio che sarebbe riuscire a perdere il minor numero di team nel calcio non professionistico. Il valore e la competitività delle stesse squadre, verrà in un secondo momento. Esistere, prima, per costruire eventualmente qualcosa di blasonato, poi.

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