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11 Metri – Atl. Piancastagnaio, il DS Valerio Scapigliati: “Annullare e ripartire da capo. L’anno scorso un mezzo miracolo”

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Sulle pendici del Monte Amiata non esistono soltanto la Pianese e l’Amiata. Da pochissimi anni, a Piancastagnaio, è stata fondata una squadra col cuore a strisce bianconere e col carattere dei lupi di montagna: non per niente, il loro stemma ricorda quello del Wolverhampton Wanderers, società della Premier League inglese, che del Lupo ha fatto il proprio emblema. A parlare dell’Atletico Piancastagnaio si omette sempre qualcosa: per questo, abbiamo raggiunto il direttore sportivo Valerio Scapigliati, che ci ha parlato della realtà bianconera e della stagione trascorsa.

Valerio, innanzitutto: come va? Come passano la quarantena i giocatori dell’Atletico? Piancastagnaio è stato uno dei paesi della provincia più colpiti in assoluto dal coronavirus, con più di 20 casi e, purtroppo, con 4 decessi…
Bene, grazie, per quanto si possa stare bene in questo periodo particolarmente “buio”. Nel nostro piccolo comune, che è risultato uno dei più colpiti dal Covid-19 nella provincia di Siena, purtroppo è venuto a mancare anche un nostro grande tifoso. I Lupi passano la quarantena allenandosi (chi più e chi meno) con un programma dato da mister Paolo Baffetti, e in più siamo sempre in contatto tramite il nostro gruppo WhatsApp

Rewind fino al 24 luglio scorso: bianconeri ripescati ufficialmente in Seconda Categoria, dopo due anni di “vita sportiva”. Uno straordinario campionato di Terza culminato con la finale playoff, la semifinale di Coppa e il capocannoniere di categoria. Che stagione è stata, vista da te che fai parte dello spogliatoio? E che società è l’Atletico Piancastagnaio?
La stagione scorsa ha rappresentato un “mezzo miracolo” per una società nata da due anni ma bisogna considerare che, al primo anno di vita, arrivammo in semifinale playoff, perdendo contro il Cetona (che poi, meritatamente, è salita in Seconda). La scorsa stagione, comunque, è stata meravigliosa e faticosa, durata per noi ben 42 partite (34 di campionato, 6 di coppa e 2 di playoff) in cui abbiamo realizzato 73 punti; siamo stati il miglior attacco del campionato con 83 reti realizzate e con il capocannoniere di categoria Federico Cappelli (33 reti, compresa quella segnata in finale che, fino al 92′, ci aveva fatto sognare la promozione). Dopo un campionato così, non potevamo non salire di categoria, anche se con il ripescaggio. La nostra società è nata con lo spirito di riportare a giocare tutti i ragazzi di Piancastagnaio, che sono in giro per l’Amiata, per il proprio paese, perché non tutti ovviamente sono adatti a giocare in Serie D o in Lega Pro. Un altro obiettivo è quello di riportare il calcio a Piancastagnaio come era un tempo, quando tutte le famiglie venivano al Comunale a vedere i propri figli, i propri mariti/fidanzati, i propri babbi o semplicemente i propri amici. Tutto questo non è in contrapposizione con quanto fatto dalla Pianese, che giustamente ha intrapreso la propria strada: come dico sempre, i tifosi dell’Atletico sono anche tifosi della Pianese.

Se il 2019 si è rivelato storico sia per la Pianese – con la promozione in C – che per la tua compagine – per quanto detto sopra, il 2020 non è stato altrettanto per entrambe. Perché la tua squadra e la Pianese hanno sofferto così tanto il passaggio di categoria?
Purtroppo, sia per noi che per loro ha pesato tanto il cambio di categoria: anche se l’inizio era stato promettente per entrambe (noi avevamo vinto, in tre partite, il derby in trasferta a Radicofani e contro l’Asciano – che, secondo me, era la squadra con gli elementi più forti – e avevamo fatto un bel pareggio a Cetona) poi, per tante cause (come la querelle stadio), non siamo riusciti a mantenere quanto di buono fatto inizialmente.

Quanto è difficile giocare sempre fuori casa? Di fatto, il Comunale di Piancastagnaio è in rifacimento dalla scorsa estate per essere a norma per la Serie C, e voi avete sempre giocato a Castell’Azzara.
Non giocare in casa per noi è stata una mazzata. Ti dico che lo scorso anno, in Terza Categoria, avevamo una media di 150 persone a domenica, e averne 10/15 a Castell’Azzara cambia sia economicamente che sportivamente. Il sintetico, comunque, ti dà dei vantaggi rispetto alle altre squadre che ti affrontano che non lo hanno: non dico che sia l’unico motivo ad aver causato la nostra posizione in classifica ma, secondo me, ha influito per il 60/70%.

Chiusura con una domanda da un milione di euro: che scelta dovrebbe prendere la Lega Nazionale Dilettanti riguardo al futuro dei campionati, secondo il tuo punto di vista?
Non vorrei essere nei panni della LND, perché questa è davvero una patata bollente. Il mio parere è quello di annullare e ripartire da capo il prossimo anno ma so che, per società come l’Albinia, sarebbe dura da accettare, visto che gli mancava solamente 1 punto per il passaggio di categoria. Ecco, solo per loro farei uno strappo alla regola e li ripescherei lo stesso in Promozione.

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