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11 Metri – Luca Massoli, ariete del Cetona 1928: “Da portiere ad attaccante a 18 anni. Impossibile tornare in campo”

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Grazie per l’interessamento e per l’intervista, il sito è molto bello e mantiene vivo il nostro calcio anche in un momento come quello che stiamo attraversando“. Parole di Luca Massoli, ariete di un Cetona 1928 che, a dispetto di un calciomercato stellare, non ha inciso troppo nel girone N di Seconda Categoria. La delusione del penultimo posto in classifica è stata comunque colmata dal supporto di una delle piazze più calde della bassa Toscana, incorniciato nelle tribune di uno Stadio dei Tigli che ha dato vita ad autentiche battaglie, domenica dopo domenica; Luca, che abbiamo raggiunto, ha fatto un’analisi della stagione sua e della sua squadra, rimasta (come per tutti) in un limbo.

Luca, come sta andando la quarantena? A Chianciano – dove abiti – non ci sono stati grossi problemi, almeno per ora…
Diciamo che me la passo abbastanza bene. Ho la fortuna di avere un orto bello grande con palestra annessa e diciamo che, anche se il calcio mi manca, non me la passo male.

Il fatto di aver costruito una vera e propria palestra a domicilio fa di te uno dei calciatori della Seconda “N” messi meno peggio, al momento, dal punto di vista atletico. Come ti tieni in forma, ora che siamo senza calcio?
In effetti, avere una palestra a portata di mano mi ha aiutato fisicamente così come mi ha aiutato avere un cane che, spesso e volentieri, trasformo in un “difensore” per allenarmi. Oltre a questo devo però dire che, essendo nutrizionista e personal trainer, per me rimanere in forma è un dovere.

Parliamo di campionato: il Cetona, dopo un mercato estivo coi botti, non ha mai dato l’idea di essere una squadra quadrata. È la classifica ad essere bugiarda o avete dato meno di quanto avreste potuto dare?
Prima di tutto, sicuramente, abbiamo fatto vedere molto meno rispetto al nostro reale potenziale; purtroppo, sono mancate amalgama e quadratura, che troppo facilmente ci facevano perdere campo e concentrazione. Anche la sfortuna però si è messa di mezzo: basta pensare agli 11 punti totali persi al 95’…

Con coach Canestrelli, nelle prime 10 giornate, avevi segnato 1 solo gol; sotto Marconi, nelle altre 13, ne hai fatto addirittura 10: una differenza enorme. Perché? Com’è cambiato il gioco con il mister ascianese?
Se dovessi trovare un motivo, direi l’ambientamento: categoria, compagni e mister nuovi hanno pesato molto. Non essendo calciatore di movimento da molto (ha iniziato da portiere e solo negli ultimi anni è diventato attaccante, ndr), infatti, credo di aver sentito un po’ la pressione; entrambi gli allenatori mi hanno dato fiducia in egual modo, quindi li ringrazio entrambi. La differenza tra i due, però, c’è stata e credo sia dovuta molto all’aspetto caratteriale, Gianni Marconi è riuscito a tirarci fuori più cattiveria.

Una grande stagione al Sant’Albino (18 gol in Terza, l’anno scorso) aveva fatto mettere su di te gli occhi di diverse squadre del circondario, ma il Cetona ti ha convinto. Perché hai scelto proprio i biancoverdi?
Ho scelto il Cetona prima di tutto per l’amicizia che mi lega al direttore sportivo Saverio Valdambrini e a Dario Brachi, che giocava a Cetona da 4 anni. Mi fa piacere, però, raccontare anche un piccolo aneddoto legato al mio attuale DS: a 18 anni ero nella prima squadra della Virtus Chianciano e decisi di svestire i panni del portiere per fare l’attaccante. Il direttore sportivo, anche in quell’occasione, era proprio Valdambrini che, per un certo periodo di tempo, decise addirittura di non parlarmi più, cercando di farmi cambiare idea, senza successo: essere stato cercato da lui quest’estate, come attaccante, è stato libidine pura. Alla fine, mi ha dovuto anche chiedere scusa…

Qual è l’idea migliore, tra tutte quelle uscite questi giorni, per far terminare i campionati dilettantistici?
Difficile, difficilissimo dirlo: penso, però, che annullare tutto sia la cosa peggiore. Se non fosse possibile ricominciare, cercherei innanzitutto di capire quante squadre il prossimo anno potranno iscriversi e quante no: in base a questo ed ai posti liberi, poi, agirei tramite la promozione della prima squadra e la retrocessione dell’ultima (quest’ultimo, nel caso in cui fosse necessario). Rimango comunque dell’idea che ricominciare sia impossibile, per un discorso di tempistiche e salvaguardia fisica. Nel caso, spero che settembre arrivi in fretta: è impossibile vivere senza questo sport

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