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Serie C1 e Serie C2: perché no?

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Ritorno alle origini: alla fine questo sarebbe uno degli ipotetici format attraverso il quale i vertici federali potrebbero riportare in auge la terza serie professionistica, già dilaniata nel corso degli anni e con il colpo di grazia definitivo dato dallo stop per il coronavirus.

Tra le idee, ci sarebbe anche quella di tornare a quelle C1 e C2: la divisione, nata alla fine degli anni ’70, è “sopravvissuta” nel calcio italiano fino al 2014 quando, al termine della stagione, si optò per l’unicità della C e la sua ripartizione in 3 gironi (nord-centro-sud). Se si guarda alle statistiche, il ritorno al pre-1978 ha portato soltanto disastri economici: gli eccessivi costi di mantenimento della società tra i professionisti hanno condotto 26 club al fallimento, nei (finora) 5 anni di vita (nomi importanti come Venezia, Siena, Grosseto, Latina, Como, Padova, Varese, Lanciano e società anche più piccole come Castiglione e Borgo a Buggiano, sodalizio che fu allenato da Marco Masi, separato in casa – forse, perché non è mai stato ufficializzato – della Pianese).

Con la creazione della C2 – e quindi di una categoria intermedia, tra dilettantismo e professionismo -, probabilmente i costi sarebbero più accessibili per chi arriva dalla Serie D (non sempre chi ci mette i soldi, infatti, ha imprese internazionali come il Maurizio Sani della Stosa o il Brunello Cucinelli dell’omonima azienda di cashmere, finché è stato presidente del Castel Rigone); in Inghilterra, terza e quarta serie esistono dal 1958 e, se da noi la bipartizione era rimasta in voga per 36 anni, vuol dire che il concetto non era completamente sbagliato. In giro per l’Europa, gli altri 3 top-campionati (Germania-Spagna-Francia) hanno un format simile ma diverso al nostro attuale: sebbene tedeschi e francesi abbiamo comunque una terza serie unica (20 squadre, non 60 come da noi), gli spagnoli hanno adottato una ripartizione in quattro gironi, imbottiti però di squadre B (che non falliscono, a meno che non siano le madri a fallire). Il giochino, così, va avanti senza problemi: perché da noi, allora, ci sono tutte queste difficoltà?

Questo discorso non è completamente campato per aria. Francesco Ghirelli, presidente della Lega Pro, ha detto in più interviste che “lo scenario alla ripresa sarà diverso da quello in cui eravamo calati nel momento in cui è iniziata l’emergenza”.Il nuovo piano strategico sarà presentato il 4 maggio in assemblea, e avrà l’obiettivo di “chiudere la stagione della cultura dei fallimenti e ripartire”.
Che sia veramente, allora, l’inizio di un qualcosa di nuovo?

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