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11 Metri – Andrea Mazzuoli, oplita del Chiusi: “Campionato tribolato. Fernandez è migliorato, ma quante parolacce!”

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Siena, Sambenedettese, Alessandria, Pianese e, da qualche anno, Chiusi. Il centro Italia, Andrea Mazzuoli, l’ha già girato a suo tempo, fino a trovare la sua isola felice nella città di Porsenna. Da 5 anni ormai, il classe ’92 è diventato il pilastro della difesa biancorossa, indossando anche la fascia di capitano nel momento in cui si doveva scendere in campo, come un vero oplita dell’esercito etrusco quando si doveva andare in guerra. L’abbiamo contattato, per fargli qualche domanda.

Andrea, siamo in quarantena praticamente da due mesi. Che fai per ingannare il tempo?
Gran parte delle giornate le passo lavorando, visto che l’azienda in cui lavoro mi ha dato la possibilità di farlo in modalità smart working. Escluso questo, diciamo che tra le serie tv (di cui tante di genere sportivo) e le “partite storiche” che stanno trasmettendo in questo periodo, il tempo mi passa abbastanza velocemente. Il momento più importante della giornata però, arriva durante la sera, quando tassativamente ho un appuntamento fisso con i miei amici alla PS4, a Call Of Duty. Ovvio: ognuno da casa sua.

Un campionato tribolato, quello del Chiusi.
È vero, è l’aggettivo giusto. La Promozione, da sempre, è un campionato difficile, con squadre molto organizzate e con giocatori di qualità: noi abbiamo trovato alcune difficoltà, ma siamo rimasti sempre uniti. Siamo un gruppo molto giovane e con poca esperienza: qualche domenica si è visto che eravamo in difficoltà. Devo dire, però, che siamo migliorati molto durante il corso dell’anno.

L’anno scorso, con Testini, fu una salvezza relativamente tranquilla; quest’anno, con Parretti, ci sarebbe stato ancora da soffrire. Sono, entrambi, due allenatori giovanissimi: somiglianze e differenze tra di loro.
Questa è una domanda pericolosa, visto quanto sono permalosi! Scherzi a parte, sono due allenatori giovani, ambiziosi e che riescono a trasmetterti il loro amore per il calcio. A livello di gioco sono agli antipodi, ma sappiamo bene che ogni allenatore ha il suo pensiero e tutti e due sono stati bravi a farlo capire a noi giocatori. Con Enrico ci siamo salvati alla penultima giornata al Comunale di Subbiano, quindi anche quella fu una salvezza sudata; sicuramente, quest’anno ce la saremmo giocata fino all’ultimo. Devo ringraziarli entrambi perché, oltre all’amicizia che mi lega a loro, mi hanno dato tanto sia a livello umano che calcistico. Non tutti sanno trasmettere certi valori: gliene sarò grato per sempre.

Sei a Chiusi da tanti anni e di giocatori bravi, nella società biancorossa, ne sono passati diversi: quest’anno, quello che forse si è distinto di più è stato Lucas Fernandez. Che giocatore è?
Lucas è un ragazzo del 2001 che viene dalle Hawaii. Già da qui puoi capire come possa avere avuto difficoltà all’inizio, sia con la lingua che con il modo in cui interpretiamo il calcio in Italia. Ha lavorato duramente e, oltre ad aver imparato innumerevoli parolacce, è migliorato tantissimo ed è stato un esempio per il modo in cui è arrivato ad allenarsi dopo l’iniziale ambientamento.

Se il campionato finisse oggi, voi giochereste l’unico playout per rimanere in categoria contro il Lucignano. Si dovrà vedere, però, quale sarà la decisione della Lega riguardo i campionati in corso e il Chiusi, se si guarda a quanto successo qualche anno fa, non è particolarmente fortunato con le decisioni dei vertici federali… 
Io sono dell’idea che questo campionato debba concludersi. È anche vero, però, che il calcio non è composto solamente da noi calciatori, ma anche dai dirigenti, dai massaggiatori, dai custodi e dai magazzinieri che ogni giorno sono presenti al campo; diventerebbe un problema anche gestire la disposizione interna degli spogliatoi, l’organizzazione delle trasferte e via dicendo. Moltiplicato per tutte le società dilettantistiche, sarebbe veramente un gran casino. Queste semplici riflessioni mi portano a pensare a quanto il rischio di un contagio possa essere veramente alto e poco controllabile ma, non essendo né un virologo né un dirigente della Lega, accetterò qualsiasi decisione verrà presa, anche se saremo noi a rimetterci.

Chiosa finale: hai giocato nella Pianese e nel Siena, società che oggi militano in Serie C. Quale sarà la sorte della terza serie (e, a scalare, anche delle categorie inferiori)?
Devo essere sincero, non saprei. È un problema che non mi sono posto: il calcio è la mia più grande passione ma, davanti a problemi come questi, deve farsi da parte. Spero che la federazione venga incontro alle società, altrimenti molte spariranno e questo non deve succedere, per il bene che vogliamo a questo sport.

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