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11 Metri – Nunzio Narducci, ds Petroio: “Il Giesse è emozione all’ennesima potenza. La trattativa più difficile? Ricostruire la squadra”

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Negli ultimi anni, quando si parla di calcio dilettanti e in particolare di Terza Categoria, il GS Petroio trova sempre spazio, nel bene o nel male, tra le righe di qualche giornale o nelle parole degli appassionati, che la domenica al bar si scambiano opinioni sulla giornata appena trascorsa.

I blucerchiati, che ereditano dalla Sampdoria una delle maglie più belle del circondario, sono infatti tra le squadre più seguite in assoluto, bontà di molteplici fattori: ci sono i fratelli Lorenzetti, Riccardo e Filippo, petroiani doc e maestri della comunicazione; c’è il capitano Valentino Garosi, che abita a 10 metri dal campo sportivo ed è tra le personalità più rispettate del calcio dilettanti; ci sono anche e soprattutto i risultati sul campo. Il Petroio, infatti, è reduce da due stagioni gloriose, una terminata in finale playoff contro il Cetona, con la Seconda Categoria sfiorata per colpa della differenza reti, e la scorsa in semifinale degli spareggi, persa 2-1 contro un fortissimo Rapolano.

Anche in questa stagione il Petroio era lanciato nuovamente verso la conquista di un piazzamento tra le prime cinque della classe, prima che tutto si fermasse. I playoff erano l’obiettivo primario, o si poteva puntare davvero a qualcosa di straordinario in casa blucerchiata? In effetti, la squadra allestita dal ds Nunzio Narducci era tra le favorite alla vigilia, frutto di un grande lavoro estivo di cui lui stesso è stato protagonista, alla sua prima vera esperienza da direttore sportivo.

Ciao Nunzio, sembra di essere ormai ripetitivi, ma dobbiamo chiederlo per cortesia: come sta andando la quarantena?
A livello di salute tutto a posto, per fortuna. Ho passato e sto passando questo momento nella mia abitazione con mia madre; all’inizio avevo un po’ paura, visto che nel primo periodo ho avuto qualche giorno di febbre ed inevitabilmente la mente va a pensare al peggio, in ogni caso i veri nemici sono la noia e le giornate che non passano mai, con il calcio che inevitabilmente manca ogni settimana di più.

Per come è percepito il Petroio, anche dall’esterno, è comprensibile che ti manchi così tanto. Credo, infatti, che la scelta di unirti a questa società non sia stata per nulla casuale, vero?
È proprio così, non avrei scelto mai un’altra società alla mia prima vera esperienza come ds. All’inizio ho preso tempo per decidere, ma quando pensi al Petroio non può che venirti la voglia e la curiosità di provare a farne parte, e così è stato: l’ho scelto per la società solida alle spalle, per i valori che mostra orgogliosa tutta la comunità petroiana, per il gruppo fantastico di giocatori e per il grandissimo seguito all’Armando Picchi il sabato. Vederlo da fuori mi aveva emozionato, viverlo da dentro è la stessa sensazione all’ennesima potenza.

Tra l’altro, per essere la tua prima stagione come direttore sportivo, il mercato estivo e quello invernale sono stati pieni di grandissimi colpi. La squadra allestita era davvero pronta a stupire in questa Terza Categoria…
Abbiamo fatto un grandissimo lavoro insieme alla società e al mister, se non altro per mettere a tacere tutte le malelingue che volevano che il Petroio non ripartisse quest’anno, chissà per quale motivo. Io, fin dall’inizio, ci ho messo la faccia, e insieme ai dirigenti e all’allenatore abbiamo iniziato a lavorare tutti i giorni, ininterrottamente, per costruire la squadra. Prima ci siamo occupati degli esuberi e delle riconferme, poi siamo andati a cercare i giocatori di qualità, quelli che da soli possono fare la differenza per vincere un campionato di Terza Categoria.
Abbiamo portato a Petroio, da Asciano, Nicola Pescara, attaccante voluto da tutti, e poi la ciliegina sulla torta, Antonio Giannini, che è addirittura sceso di categoria per sposare la nostra causa. Antonio, che veniva da Trequanda, è stata la sorpresa dell’ultima ora, dopo un’intera estate di corteggiamento: portare nella propria squadra un giocatore con così tante richieste è stato grande motivo di orgoglio per me.

Quindi possiamo affermare che Antonio Giannini è stata la trattativa più difficile e soddisfacente della tua breve carriera?
Certamente super soddisfacente, così come quella per portare Marco Gepponi a gennaio a vestire il blucerchiato. Marco, che non ha bisogno di presentazioni, era fermo da molto, ma nonostante questo per giocatori del suo calibro un tentativo si fa sempre: siamo stati i più bravi a convincerlo a rimettere gli scarpini, e il campo ci ha dato ragione.
Se invece devo parlare della trattativa più difficile, non mi riferisco ad un giocatore, ma all’intera opera di ricostituzione della squadra. A Petroio, come mi ha detto più di una persona, “chi gioca lo fa per l’ambiente, per la maglia, per il paese, senza ripensamenti. Chi tentenna, è bene per tutti che non rimanga”. Per questo confermare chi già c’era è stato il lavoro più impegnativo, così come salutare quei giocatori che avevano dato tanto negli anni precedenti ma che per ambizioni personali hanno scelto di indossare altre casacche.

Come è il rapporto con coach Martorelli?
Il rapporto con Mirko (Martorelli) è fantastico. L’ho voluto da subito, visto che era da sempre tra i più grandi sostenitori del Petroio, e sapevo che sarebbe stato il profilo perfetto per fare l’allenatore di questa squadra. L’ho convinto cercando di puntellarlo nell’orgoglio, infatti mi ricordo le testuali parole che lo fecero decidere: “Vuoi continuare a fare l’allenatore in seconda o vuoi finalmente dimostrare quanto vali davvero?”.
Con lui ci intendiamo subito, poi è una grandissima persona, con una passione immensa per questo sport. Penso, forse, che per la sua mentalità la Terza Categoria gli stia un po’ stretta, ma per fortuna a trovato dei giocatori che lo hanno seguito fin da subito, credendo in lui e nel suo progetto tecnico.

Che voto dai al Petroio di questa stagione?
Non saprei dare un voto, diciamo che è stato un “Giesse” a fasi alterne. Alcune volte siamo stati imprendibili, impossibili da battere, poi come ogni anno abbiamo avuto quel calo mentale tra dicembre e gennaio che ha un po’ ridimensionato i nostri obiettivi: ricordiamo che al “giro di boa” eravamo secondi, ad un paio di punti dalla capolista.
In ogni caso, credo fermamente che avremmo raggiunto i playoff per il terzo anno consecutivo. Ho negli occhi, infatti, l’ultima partita giocata di questo campionato, contro la capolista Meroni all’Armando Picchi: quel match mi ha dato la consapevolezza di avere davanti a me una squadra che non avrebbe mai mollato. Contro i biancoverdi ci è mancata solo la vittoria, svanita di un soffio all’ultimo secondo per un gol annullato molto dubbio, prova del fatto che il Petroio non è inferiore a nessuno.

Quindi, se sei così sicuro di come sarebbe andata finire, rimpiangi un po’ questa interruzione così brusca del campionato? Cosa pensi, in generale, di questa situazione?
Assolutamente il contrario. Credo che fermarsi sia stata la cosa più giusta, e in più penso che tutti i campionati debbano terminare qui, senza vincitori né vinti. Purtroppo sarà impossibile accontentare tutte le società, questo è palese, perciò qualcuno ne uscirà contrariato, ma in ogni caso va affrontata la dura realtà: quale squadra dilettantistica, ad ora, avrebbe la capacità di attenersi a tutte le norme, alle misure da applicare non solo per quanto riguarda il calcio giocato, ma anche per la gestione degli spettatori?
Chiunque, credo, avrebbe voluto terminare la stagione, ma la vedo come un’eventualità davvero difficile da realizzare. Per questo, penso che dovremmo tutti farcene una ragione ed accettare anche la decisione più radicale possibile, quella di annullare tutti i tornei e riniziare da capo a settembre, come se non si fosse mai giocato.

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