Connect with us

primo piano

11 Metri – Giuseppe Ferraro, coach dell’Atletico Piazze: “Vederci giocare era un piacere. Mesi difficili da dimenticare”

Intervista a Giuseppe Ferraro, ex giocatore e oggi allenatore dell’Atletico Piazze che gioca il miglior calcio della Seconda Categoria N.

Published

on

A un passo dal primo posto, fermato sul più bello. Beppe Ferraro è arrivato in terra senese tanto tempo fa, e col tempo ha saputo imporsi nel calcio dilettantistico sia da giocatore che da allenatore. L’ultima avventura, all’Atletico Piazze, si è rivelata sopra le aspettative (e chissà come sarebbe finita, senza lo stop forzato dal coronavirus). Il tecnico biancoazzurro, che durante il lockdown non si è mai fermato, si è raccontato al nostro sito.

Mister, altro che smart working. Fuori dal calcio, in questo periodo, hai sempre lavorato…
È vero, lavorando nel settore alimentare non mi sono mai fermato in questo periodo. I mesi di marzo e aprile saranno difficili da dimenticare: il 29 marzo ho perso la mia amatissima mamma in Calabria senza poterla salutare, ma il 23 aprile è nato il mio secondogenito Riccardo, che ci ha ridato un po’ di serenità e ottimismo per il futuro. Come vedi, la vita è come il nostro amato pallone: tutto ruota, ci sono sempre gioie e dolori.

Malgrado quel che ci hai raccontato – sebbene non paragonabili – tra le “gioie” c’è anche il fatto che l’Atletico stava disputando un campionato clamoroso, e tra i “dolori” c’è invece lo stop della Seconda Categoria, nel momento più bello.
Purtroppo, la stagione si è fermata quando il nostro motore stava girando bene, perché un punto in meno poteva essere facilmente colmabile. Non nego che la Poliziana di quest’anno, nonostante qualche battuta d’arresto, ha ripreso la corsa grazie al suo carattere e grazie a una rosa lunga e molto giovane, con un allenatore stimato e preparato. Sarebbe stato un finale di stagione avvincente, anche perché anche squadre come Fratticciola e Fratta Santa Caterina avrebbero saputo dire la loro per la vittoria finale.

Molti addetti ai lavori (compreso Matteo Becherini, ds della Voluntas Trequanda, che abbiamo intervistato pochi giorni fa, ndr) hanno detto che i tuoi biancoazzurri giocavano “il miglior calcio della categoria”. Un bell’attestato di stima, direi.
Inutile dire che i complimenti fanno piacere, specialmente quando provengono da addetti ai lavori competenti come lui, che in tempi non sospetti aveva pronosticato la nostra ascesa. La qualità del gioco è dettata dalle potenzialità tecniche dei singoli e da un lavoro di “assemblaggio” fatto durante la preparazione, quando può capitare che ti ritrovi un team rinnovato per 7/11esimi. A parte qualche difficoltà iniziale dovuta ai carichi di lavoro e a qualche variazione di modulo, posso dire che veder giocare l’Atletico Piazze quest’anno era veramente un piacere.

“Gli obiettivi erano altri ma ci proviamo fino alla fine”, hai detto in un’intervista dopo la partita d’andata con l’Asciano (18° giornata, ndr). Qual è il segreto, allora, se sei riuscito a portare l’Atletico così in alto?
In effetti, ad inizio anno, gli obiettivi erano diversi; se però ti trovi a lottare per l’alta classifica, hai il dovere morale di provarci con tutte le forze a disposizione, anche se sei una piccola società con uno sparuto gruppo di dirigenti ed una rosa corta. La partita di Asciano – che tra l’altro fu bellissima e aperta a tutti i risultati – ci ha dato più consapevolezza: penso sia stata la molla che ci ha fatto spingere ancora di più. Non credo ci possano essere segreti nella nostra dimensione (anche perché poi, se li svelo, non sono più segreti) ma l’essere professionale nel dilettantismo, che tu sia dirigente, calciatore o allenatore, alla fine paga sempre.

Per te, quello di quest’anno è stato un ritorno tra i grandi. Che calcio hai ritrovato?
E’ vero: negli ultimi tempi,ho solamente seguito un programma di diversi anni nel settore giovanile, per poi ritornare in prima squadra con altre motivazioni. Devo dire che il livello della seconda di quest’anno è uno dei più alti delle ultime stagioni: ciò è dovuto all’eliminazione dell’obbligatorietà dei fuori quota, che ha permesso ai calciatori non più in erba (che hanno militato in categorie superiori) di giocare nella nostra categoria regalandoci, il più delle volte, sprazzi e giocate di bel calcio.

Quello delle quote è sempre stato un argomento tabù; oggi, però, ci si chiede soprattutto come si concluderanno i campionati dilettantistici. Da che parte stai? Si andrà verso l’annullamento della stagione o ci saranno promozioni e retrocessioni?
Non so come finiranno e se termineranno con la classifica attuale ma, se potessi dare un consiglio ai poteri decisionali, le prime della classe le promuoverei direttamente; non essendoci playoff, poi, procederei tramite ripescaggi di seconde classificate. Per le retrocessioni dovrebbe esserci un discorso a parte, da fare su base concreta: molte squadre faranno fusioni o addirittura nemmeno si iscriveranno a causa dei mancati introiti derivanti da sagre e feste di paese che quest’anno non ci saranno. Chissà…

Advertisement
Click to comment

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Facebook


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: