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11 Metri – Alessandro Ligioni, centrale dell’Acquaviva: “Mancata la continuità. In Categoria una squadra dev’essere una famiglia”

Intervista ad Alessandro Ligioni, centrale di una Società Polisportiva Acquaviva che quest’anno non ha confermato le attese in Seconda Categoria.

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3 anni fa la vittoria della Prima Categoria con il San Quirico, seguita dall’infausta annata in Promozione e dalla ripartenza dalla SPA Acquaviva, due categorie più giù. Alessandro Ligioni – detto Topo Ligio – è un difensore con una scarpetta giallorossa e una biancoazzurra che, per le sue scelte, non si è mai basato sul come e sul dove, ma sul con chi, perché secondo lui una squadra di calcio dev’essere, prima di tutto, “una famiglia e un gruppo di amici con cui fare, oltre che allenamenti e partite, cene, ritrovi e amicizie aldilà del rettangolo verde, perché questa è la base del calcio di categoria“.
Come dargli torto?

Alessandro, da qualche giorno si può uscire (anche se sempre per casi di necessità). Come per tutti, anche te ti sarai “annoiato” in questi due mesi di quarantena…
Devo essere sincero, in questi domiciliari forzati mi sono trovato piuttosto bene! Ho un bel campo in cui ho passato molto tempo, a forza di coltrarlo, trattarlo e farci vari lavoretti; mi sono allenato praticamente tutti i giorni, ho creato una “palestrina” con tutti gli attrezzi e gli alambicchi lasciati dai miei nonni. Insomma, a parte la distanza dalla fidanzata (la metto nel prima sennò la senti poi), dallo spogliatoio e dalle domeniche sportive, è andato tutto a gonfie vele!

Secondo qualche addetto ai lavori, la stagione dell’Acquaviva è stata sotto le aspettative.
Potrei essere d’accordo poiché eravamo veramente una squadra degna delle prime posizioni. Purtroppo, nonostante abbiamo raggiunto un‘ottima unità d’intenti e un ottimo affiatamento anche con i nuovi, è mancata la continuità e forse una figura da senatore che fa comodo in ogni spogliatoio, che giochi o meno la domenica. Così, alternando ottime partite a partite meno convincenti, non siamo mai riusciti a sbocciare completamente.

Anche perché, soltanto leggendo i nomi dei tuoi compagni di reparto, quest’anno la difesa era discreta. In attacco, poi, la non partenza di Fiorilli è stata vista come uno dei colpi dell’anno, con Malfa formavano una coppia d’oro. Se si aggiunge anche Esposito…
La difesa – e la cosa mi fa ancora arrabbiare – non ha rispecchiato i numeri che si leggono, perché abbiamo preso davvero troppi gol. Secondo me, da due anni, è un’ottima difesa che è dovuta passare per un periodo di assestamento e di quadra che quest’anno ha finalmente trovato, soprattutto con l’arrivo di Andrea Goracci, che non ha bisogno certo di presentazioni e descrizioni. Per quanto riguarda il Fiore, la sua rinuncia a grosse offerte, dopo il campionato incredibile dell’anno scorso, ha dato la carica a tutti, anche a Tommy Malfa, un motorino inesauribile e una pedina fondamentale nella squadra e un ragazzo che augurerei a qualunque spogliatoio. Poi l’arrivo di Esposito è stata un’altra botta di ossigeno, un’altro giovane aggiunto a un gruppo di giovani: volenteroso, guerriero, con ampi margini di miglioramento e uno stacco di testa da altre categorie.

Ormai sei ad Acquaviva da due anni. Che campionato hai visto, rispetto all’anno scorso?
Devo dire che due anni fa sono sceso di due categorie e naturalmente, con le differenze fisiologiche che ci sono fra categorie, sono rimasto positivamente sorpreso dalla qualità delle squadre e dall’intensità e difficoltà del campionato. Ulteriore incremento quest’anno: non c’era nessuna squadra cuscinetto! Tutte battagliere, organizzate, alcune di esse con giocatori da categorie superiori.

Prima dei biancoazzurri, sei stato una vita al San Quirico. Le due squadre hanno qualcosa in comune o sono due realtà completamente differenti?
Come ho sempre detto ai miei cari amici di San Quirico, al momento della mia triste partenza o alle persone che hanno chiesto motivazioni per la mia scelta, ho avuto alcune offerte e ho scelto non la squadra con i nomi più importanti, non la squadra con le ambizioni più grandi o dove promettevano più rimborsi ma ho scelto il posto, in base a consigli di amici fidati e in base anche a sensazioni personali, dove potessi ritrovare il più possibile, prima di una squadra di calcio, una famiglia e un gruppo di amici con cui fare, oltre che allenamenti e partite, cene, ritrovi e amicizie aldilà del rettangolo verde.
Perché questa è la base del calcio di categoria!

A proposito: il soprannome “Topo Ligio” te l’ha dato qualche tuo ex compagno del Sanqui?
No, in verità me lo ha affibbiato la mia congiunta (la chiamo così, visto che ora va di moda), che da quando ha scoperto il mondo del calcio dilettantistico mi ha seguito praticamente ogni domenica. Dalla prima volta che mi chiamò in questa maniera, a San Quirico, non mi hanno più chiamato in maniera diversa!

Prima si doveva sapere di che morte saremmo morti l’8 maggio, ma ovviamente da poche ore hanno già rimandato il consiglio a data da destinarsi. Sembra proprio che i vertici federali non sappiano che pesci pigliare
Io vivo piuttosto serenamente questa situazione, poiché non è colpa di nessuno se siamo in questo stato, in cui imperversa un virus che è democratico e colpisce tutti indistintamente. Credo che vada si debba chiudere qui, con la speranza di ripartire con la normale preparazione al campionato del prossimo agosto. Capisco le società che erano al vertice e ancora di più quelle che avevano investito tanto nella propria squadra, e a tal proposito voglio spendere una parola a favore della mia società, che rimanendo umile e non andando a fare scelte più grosse di loro, avrà naturalmente le difficoltà fisiologiche che tutti quanti avranno nel prossimo campionato; sicuramente, però, avrà modo di riscriversi (che, da quel che vedo, non è una cosa troppo scontata) e plasmare una squadra più che dignitosa per fare il meglio possibile l’anno prossimo!

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