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11 Metri – Simone Pagano, capitano del Luigi Meroni: “Primi con merito in una Terza tra le più difficili di sempre. Indossare la fascia sensazione indescrivibile”

Intervista a Simone Pagano, capitano del Luigi Meroni delle meraviglie che ha dominato la Terza Categoria senese dopo anni amari.

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Se i campionati finissero oggi, il Luigi Meroni vincerebbe la Terza Categoria senese, e questo risultato sarebbe tra i più sorprendenti dell’intero panorama calcistico locale.

Se nelle altre categorie infatti, prima del lockdown, praticamente tutte le squadre favorite stavano facendo il loro campionato di vertice, in Terza i vari Quercegrossa, Biancazzurra, Sant’Albino e Petroio venivano sopraffatti dai biancoverdi senesi, che non godevano del favore dei pronostici e che la stagione precedente avevano chiuso al quattordicesimo posto un campionato sostanzialmente anonimo.

I motivi di questa grandissima annata stanno in una compagine giovane e talentuosa, oltre che in un gruppo affiatato il cui simbolo è un classe ’95, Simone Pagano, capitano della squadra che porta il nome della storica ala del Torino.

Ciao Simone, domanda di rito: come hai passato la quarantena, e come hai iniziato questa Fase 2?
Nonostante il periodo sia stato molto difficile e ci abbia messo a dura prova, la quarantena l’ho passata abbastanza bene: più di qualsiasi altra cosa ho studiato, perché devo finire l’università, ma nel frattempo ho cercato anche di mantenermi in forma facendo esercizi a casa, evitando di fermarmi. In questa Fase 2 non è cambiato molto, e quello che faccio in più rispetto a prima sono passeggiate e corse, sempre nel rispetto delle regole.

Partiamo dalla fine: che campionato è stato, finora, questa Terza Categoria?
Se ritrovarci al primo posto è qualcosa di straordinario, devo ammettere che arrivare dove siamo adesso non è stato per nulla semplice. Ad essere sincero, quella di quest’anno è stata tra le Terze Categorie più difficili e combattute di sempre, e mi riferisco soprattutto alla lotta così serrata per la prima posizione. La stagione scorsa, per esempio, il Castellina non rischiò mai di farsi sfuggire il primo posto, perché aveva una rosa decisamente più attrezzata delle altre, e così il Tressa qualche anno addietro; quest’anno invece per tutto il campionato ha regnato l’equilibrio, e siamo arrivati a cinque giornate dalla fine a giocarci la prima piazza insieme a Sant’Albino e Virtus Biancazzurra, senza dimenticare il Quercegrossa. Quindi, se dovessi dare un aggettivo a questo campionato, non potrei che definirlo straordinario.

È difficile pensare, tra l’altro, che vi foste posti questo obiettivo ad inizio stagione, vedendo anche i risultati del 2018-2019…

Infatti vincere il campionato non è mai stato un obiettivo prefissato. Anzi, a dire la verità, il Luigi Meroni pensa solo a sé stesso, a creare un gruppo forte e unito, con persone che si rispettano e giocatori che scendono in campo cercando di dare il proprio meglio per vincere ogni partita. Non ci sono obiettivi.
Come hai detto, la stagione scorsa la definirei “di transizione”: abbiamo cominciato a ricostruire il Meroni, dato che negli anni precedenti alcuni si erano trasferiti al Geggiano per poi tornare da noi. Poi quest’anno, grazie anche al ritorno di mister Guido Gualtieri, che ha portato con sé ottimi giocatori, la squadra si è rinforzata, e adesso siamo meritatamente in vetta. È stato inaspettato per tutti e per noi in primis, ma ripeto nuovamente che meritiamo ciò che abbiamo conquistato.

Il Luigi Meroni è una squadra giovane capitanata da un ragazzo di 24 anni. Come sei arrivato a conquistarti la fascia nonostante la giovane età?

Ovviamente bisognerebbe chiederlo al presidente Gianni Quercioli e al mister, che mi hanno riconfermato dopo l’annata passata.
In ogni caso, a parte una breve esperienza al Geggiano, io ho giocato con la maglia del Meroni per più di dieci anni, quindi diciamo che sono un giovane ma, a livello di attaccamento alla maglia, un “anziano”. La stagione scorsa la ereditai da capitan Stufetti, che si infortunò. Sentii tantissima responsabilità, vista la giovane età, ma grazie anche all’aiuto dei miei compagni terminai alla grande il campionato con la fascia al braccio ed ora eccomi qui, di nuovo capitano.
Questa stagione però non l’ho indossata molto: ho passato 5 mesi travagliati per colpa della pubalgia, che mi ha “stroncato” fisicamente e mentalmente. Poter giocare una stagione da capitano mi aveva reso felice e orgoglioso, ma l’infortunio mi ha frenato. Tuttavia non mi sono perso d’animo, e sono sempre stato al fianco dei miei compagni, sia agli allenamenti che alle partite, se non altro per dare il sostegno che un vero capitano deve sempre cercare di trasmettere.

Ad anno nuovo però sei finalmente rientrato in campo, con la fascia da capitano, guidando la tua squadra in cima alla classifica…
A gennaio ho riniziato, e la cosa che mi ha reso più orgoglioso e che mi ha emozionato è stato il momento in cui mi hanno riconsegnato la fascia: io avrei voluto lasciarla a Pucci, vice capitano, che l’aveva indossata con grande carisma i mesi precedenti, ma la società e i compagni hanno voluto riconsegnarla a me, a prova del fatto che nonostante l’assenza dal terreno di gioco tutti mi considerano il capitano del Luigi Meroni.
Poi il destino ha voluto che fossi il capitano di una squadra che sta facendo la storia della società, e questo non fa che rendermi doppiamente felice, soprattutto per tutti i miei compagni che per gran parte della stagione, anche senza di me, hanno ottenuto risultati pazzeschi.

Cosa pensa una squadra prima in classifica di tutto questo caos che si è creato attorno alla ripartenza o meno dei campionati? Immagino sia irritante…
A cinque giornate dalla fine, da primi in classifica, non poter concludere il campionato e magari vederselo annullato definitivamente fa un po’ rosicare, è inevitabile. Tuttavia, credo sia stato giustissimo aver fermato tutto, anche se il destino del calcio dilettanti è nella più totale oscurità, visto che non si sa neanche cosa decidano con la Serie A!
In ogni caso, siamo davvero pronti ad accettare ogni decisione. Se decidessero di rispettare le classifiche ad oggi, non potremmo che essere felici di ciò che siamo stati capaci di fare, anche se sportivamente parlando la soluzione che preferirei è tornare a giocare e raggiungere il traguardo sul campo: non so se a livello di salute tutto questo sarà possibile, staremo a vedere.
Se invece optassero per annullare tutto, nonostante il “rosicare” di cui ho appena parlato, sarebbe uno stimolo per farci trovare di nuovo pronti a settembre. La mia idea è che riniziare sarà veramente difficile, e per questo bisogna prepararsi ad ogni eventualità, anche da primi in classifica.

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