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Prima Categoria

11 Metri – Giacomo Chechi, stopper della Fonte Bel Verde: “Riportavamo a casa i rimpianti. Prima F senza sorprese”

Intervista a Giacomo Chechi, stopper della Fonte Bel Verde in una Prima Categoria in cui i biancoverdi non hanno brillato.

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Giurateci che, ad ogni inizio di campionato, se chiedeste a qualsiasi addetto al lavoro chi potrebbe essere lo spauracchio della Prima Categoria in procinto di iniziare, vi dirà la Fonte Bel Verde. I biancoverdi di San Casciano dei Bagni, dopo l’exploit in Promozione del 2013/2014, non sono più riusciti nemmeno ad arrivare ai playoff se non tre anni dopo, quando l’allenatore – come oggi – era Luca Rosignoli. L’anno successivo, al Comunale Goracci, arrivò anche Giacomo Chechi, a cui subito furono date in mano le chiavi della retroguardia sancascianese. Ci abbiamo fatto due chiacchiere.

Giacomo, sono stati due mesi lunghi e snervanti. Bene o male, però, ora si può mettere il naso fuori di casa…
È vero, finalmente. In ogni caso io, durante la quarantena, ho rispettato al massimo le restrizioni: mi sono dedicato alla lettura, ho guardato serie tv e film, ho fatto esercizi a corpo libero per tenermi in forma e qualche lavoretto in casa. Ora almeno si può anche camminare per prendere un po’ d’aria, ma oltre a qualche commissione non faccio più di quanto facevo prima.

Da tre anni alla Fonte Bel Verde. Ormai, sei uno dei veterani biancoverdi.
Pensa che il mio rapporto con la Fonte doveva iniziare 5 anni fa, quando mi cercarono ma, per un’incomprensione, finì che non firmai con loro; due anni più tardi, quando mi chiamarono di nuovo, non ci pensai due volte e decisi di accettare. A dir la verità sapevo che mi sarei trovato bene: i miei compagni gli conoscevo tutti, addirittura con molti ci avevo già giocato insieme. Ovviamente, anche se sono cambiati alcuni compagni, mi sono sempre trovato bene anche con i nuovi. Con la società, poi, c’è rispetto reciproco, non ci sono mai stati screzi.

Un campionato al di sotto delle vostre potenzialità, quest’anno: sotto gli occhi di tutti c’è un rendimento un po’ altalenante.
Devo essere sincero, la stagione non è andata come tutti ci aspettavamo. Ai nastri di partenza puntavamo almeno ai playoff, ma in alcune partite abbiamo perso tanti punti stupidamente: molte volte non siamo entrati in campo con la giusta mentalità e spesso abbiamo pagato dazio, soprattutto contro le squadre di bassa classifica, dove credevamo di aver già vinto e invece, alla fine, l’unica cosa che riportavamo a casa erano i rimpianti. Stesso discorso vale per la Coppa, a cui puntavamo molto: siamo arrivati ai quarti, ma anche lì abbiamo regalato un tempo e siamo usciti.  Insomma, penso che la maggior parte dei risultati negativi siano stati più per demerito nostro che per merito degli avversari.

Ecco, inconsciamente mi hai servito un assist. Il numero 4 vi ha caratterizzato quest’anno: ai Quarti in Coppa, Quarti in classifica per gol fatti e Quarti (alla rovescia, però) per gol subiti. Statisticamente, sembra che la difesa sia stato il reparto che ha faticato di più.
C’è poco da discutere: il nostro attacco era uno dei più forti del campionato. Un po’ tutta la rosa è riuscita ad andare in gol, ma davanti avevamo giocatori veramente di categoria superiore. Le reti subite, invece, sono troppe per una squadra che puntava ai vertici della classifica, abbiamo fatto molti errori individuali e ad ogni minimo errore siamo stati puniti. Noi difensori abbiamo commesso i nostri sbagli ma, come detto precedentemente, è dovuto tutto alla mentalità sbagliata con cui scendevamo in campo. Credo anche che in qualche partita ci sia mancato un po’ di equilibrio.

In panchina, quest’anno, avevi Luca Rosignoli, in precedenza invece ci sono stati Lorenzo Coppi e Fabio Parretti. Tre allenatori in tre anni diversi.
Il primo e l’ultimo, dal punto di vista caratteriale, si assomigliano abbastanza perché sono entrambi molto aperti con il gruppo; al contrario, Coppi è un po’ meno espansivo, ma comunque anche con lui mi sono divertito. È ovvio che ogni allenatore ha qualcosa di diverso dall’altro: non voglio fare paragoni tra quale sia meglio o peggio ma mi limito a dire che, in questi tre anni, credo che quello è che riuscito a trasmetterci meglio la sua filosofia di gioco sia stato Parretti, mentre quello che siamo riusciti a seguire un po’ meno sia stato Coppi.

Che campionato è stato quello di quest’anno?
Secondo me, il campionato non ha avuto grandi sorprese rispetto all’anno scorso, che fu molto più strano. Quest’anno le squadre più attrezzate si sono ritrovate in testa già nel girone di andata, basta guardare l’Albinia che, come previsto, ha ammazzato il girone. Tra le “nostre” squadre mi ha stupito il Pienza, da cui non mi sarei aspettato un campionato di vertice; la Virtus Chianciano vista contro di noi giocò molto bene e sembravano anche molto preparati sul piano atletico, anche se poi c’è stato un calo nel girone di ritorno. L’Amiata, infine, ha meritato senza dubbio i playoff.

Dicono, però, che non ci siano possibilità per ripartire.
Anch’io, come molti, credo che non ci siano le basi per ripartire a livello dilettantistico, soprattutto per una questione di sicurezza, perché controllare tutti è impossibile. In questi casi non esistono scelte corrette, ci sarà sempre qualcuno che rimane insoddisfatto e, di conseguenza, va presa la decisione meno sbagliata che tuteli in primis dal punto di vista della salute. Vedo difficile una ripresa a giugno per il calcio dilettantistico, anche se manca a tutti: meglio pensare subito a organizzare la prossima stagione.

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