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Prima Categoria

11 Metri – Giulio Leonardi, tuttofare del Pienza: “Abbiamo tenuto aperta la Prima. Rischio infortuni alto anche a settembre”

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“Two is megl che uan”, si diceva in una pubblicità diventata iconica nell’immaginario collettivo. Chissà se è la stessa cosa che ha pensato Giulio Leonardi, calciatore nel tempo libero e fisioterapista nella quotidianità, quando ha scelto di passare un secondo anno all’ombra del Duomo di Pienza. Dopo la vittoria del campionato di Seconda N della scorsa stagione, nessuno si sarebbe aspettato che i biancorossi sarebbero potuti essere gli outsider del girone F di Prima Categoria. Lo abbiamo scomodato per raccontarci la stagione straordinaria del Pienza e per parlare dei rischi di una possibile ripresa per lui che, nel suo studio Balance a Montepulciano, di infortuni ne ha curati a bizzeffe.

Giulio, sei stato l’ossimoro del lockdown: tutto l’Italia bloccata e te, imperterrito, ti sei messo addirittura a fare lezioni online all’università. Della serie: chi si ferma è perduto…
Si, come molti ho approfittato di questo periodo per portare avanti diversi progetti lavorativi e formativi. Fare lezione online ai ragazzi del corso di Laurea di Fisioterapia dell’Università di Siena è stata un’esperienza nuova ma obbligata, non potendo svolgerle frontalmente in aula. Ammetto che è un po’ strano parlare per ore davanti uno schermo ad alta voce senza vedere le facce delle persone a cui parli.

Da neopromossa a outsider del campionato: una stagione eccezionale, quella della tua squadra. Se poi non ci fosse stata l’Albinia, probabilmente, parleremo di qualcosa di ancora più grande.
Dopo la partita di andata contro l’Albinia, ci siamo veramente resi conto del nostro valore ed è stato il momento in cui abbiamo messo da parte il timore fisiologico verso la nuova categoria, se mai lo abbiamo avuto. Avere l’obiettivo di tenere aperto il campionato fino allo scontro diretto del girone di ritorno ci ha dato degli stimoli maggiori, allo stesso tempo non avere l’obbligo di dover vincere il campionato ci ha dato la tranquillità di poter esprimere il nostro calcio senza eccessive pressioni. Terminare l’annata in questo modo lascia un grande amaro in bocca.

Una Prima Categoria combattuta, quella di quest’anno.
A parte la già citata Albinia che ha rispettato le aspettative, ci sono state sorprese positive come Pienza, Virtus Chianciano, Amiata e molte squadre che non hanno raggiunto i risultati previsti a inizio stagione dagli addetti ai lavori: Massa Valpiana, Fonte Bel Verde, Aurora Pitigliano, Manciano ad esempio. Avendo sempre giocato nel girone E – quello aretino, ndr -, ritengo che il girone grossetano abbia dei valori tecnici più alti.

Il Pienza è una nobile del nostro calcio, ha da sempre un DNA vincente. Tutti parlano di D’Aniello, ma una squadra non può dipendere solo da un giocatore: qual è il segreto, allora?
Alla base di questa cavalcata c’è sicuramente mentalità vincente acquisita l’anno precedente, in cui eravamo noi a dover fare l’Albinia. La società è riuscita ad inserire ottimi acquisti e quote di valore che si sono integrati molto bene in un gruppo di amici. Io stesso, quest’estate, ero un po’ perplesso a dover affrontare un campionato fisico come quello di prima categoria senza una vera prima punta, ma con tre “piccoli” come D’Aniello, Contemori e Mucciarelli. Le scelte della società e di mister Benanchi ci hanno premiato. Poi, una cosa va aggiunta: noi abbiamo iniziato la preparazione il 10 di Agosto, almeno una settimana prima rispetto a tutti, ed ogni domenica mattina ci trovavamo alle 9.30 per fare la rifinitura: sicuramente il mister si è preso diversi “spergiuri”, ma va sottolineato che i risultati raggiunti sono frutto di un enorme lavoro e di tanti sacrifici di tutto il Pienza.

È stato un anno biancorosso, visti i successi del Pienza e considerato il primo posto della tua ex Poliziana.
Sono cresciuto nella Poliziana e sono molto contento che abbia finalmente superato un periodo buio, anche allontanando figure poco positive per la società. Conoscendo tutti i ragazzi ero convinto che avessero potuto far molto bene quest’anno ma non mi sarei mai aspettato che dominassero il campionato. Ottimi giovani supportati da giocatori importanti per la Seconda categoria come Mazzolai, Pelliccione, Khouribech, Milanesio: era lecito aspettarsi un’ottima annata.

Se nei dilettanti è praticamente scongiurata la ripresa di qualsiasi campionato, sembra che i professionisti torneranno in campo nei mesi estivi, giocando partite anche a luglio. Visto che sei del mestiere, quali potrebbero essere i problemi fisici dettati da uno stop così lungo e dalla possibilità di giocare anche con 30 gradi?
Sicuramente è importante la programmazione dei carichi sia per i professionisti che per i dilettanti. Il problema, più che le temperature, sarà il rischio infortuni: sarà importante il lavoro di staff medico e preparatori atletici per prevenire il rischio di infortuni muscolari ed articolari, che sono sempre in agguato dopo un lungo periodo di stop. Azzardare una ripresa del campionato senza almeno un mese di preparazione significherebbe esporre i calciatori ad un rischio di infortuni veramente alto; anche nei dilettanti, che si troveranno a ripartire la prossima stagione dopo uno stop ancora più lungo, sarà importante fare questo tipo di ragionamento. Le società che si affideranno a dei preparatori atletici preparati, nell’arco del campionato, raccoglieranno sicuramente i frutti degli investimenti iniziali in termini di incidenza degli infortuni. L’errore più grande che gli allenatori potrebbero commettere è standardizzare gli allenamenti senza testare le esigenze e le capacità fisiche di ogni atleta.

La tua passione per lo sport, immagino, sia stata una delle motivazioni per cui hai voluto fare il fisioterapista. Detto tra noi, però: meglio la divisa da calcio o il camice da dottore?
Due anni fa, quando lavoravo con la Mens Sana Basket come fisioterapista, ho dovuto rinunciare per qualche mese alla divisa da calcio, ma non è facile cambiare la routine se sei abituato a pranzare con la squadra la domenica. Al momento riesco a far coesistere il lavoro nel mio studio a Montepulciano con il pallone e ti assicuro che, soprattutto il lunedì, potrei lavorare con la divisa da calcio perché con tutti i pazienti che vedo l’argomento è sempre lo stesso: “Come è andata la partita, ieri?”

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