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EDITORIALE – L’insostenibile leggerezza del calcio

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Anche la seconda settimana di calcio “vero”, se così si può dire, è terminata.
Onestamente, per quanto si possa essere felici anche per chi ha esordito in Serie D o per chi, dopo la “sosta forzata” della prima giornata, ha ricominciato a correre sul rettangolo verde, c’è poco da esultare. Siamo tutti contenti, insomma, che la Pianese ha stravinto, che il Siena ce l’ha fatta e che il Cetona ha messo gli anfibi per resistere all’acquazzone col Città di Chiusi; ci viene da ridere quando, per enfatizzare la débâcle dell’Atletico Piancastagnaio, leggiamo che a Sorano c’è stato un “Sanquiricazo”, sulla scia del Maracanazo dei mondiali brasiliani del 1950 tra la Seleção e l’Uruguay. Voi vi divertite a giocare, noi ci divertiamo a scrivere: quest’anno, però, entrambi abbiamo il fiato sul collo, dal primo al 90° minuto. E se non scendete in campo voi, il cronometro non parte neanche per noi.
Il discorso è molto semplice: così, con queste misure sanitarie, non si può giocare. C’è poco da fare: così, non si va avanti. Il caso della Virtus Chianciano farà scuola: con una positività, infatti, si va tutti in quarantena. Sapete cosa vuol dire, se anche soltanto una persona su 25 – anzi, considerando le due squadre e i rispettivi staff, su 40 – risulta positiva al tampone?
Vuol dire che se hai avuto l’infausto compito di fare il guardalinee sotto la pioggia battente, stai a casa due settimane; se sei entrato nello spogliatoio soltanto per fare le liste, mentre erano tutti fuori a fare il riscaldamento, stai a casa due settimane; se sei andato ad arbitrare una partita per guadagnare 50 euro, stai a casa due settimane. E non ne guadagni, magari, 600, perché non puoi andare a lavorare anche se il tuo, di tampone, è negativo.
E’ stato abbastanza duro qualche giorno fa Cardia, il direttore generale della Poliziana: il suo sproloquio, però, ha messo d’accordo tutti. Perché fondamentalmente è vero: chi me lo fa fare a me che sono un artigiano, un macellaio, un barista o un tappezziere, di venire a prendere l’acqua o a patire il freddo in panchina, per due spicci di rimborso al mese (quando sei fortunato, che trovi chi te li da)? Così, razionalmente, non si può giocare, e il fatto che in altre regioni d’Italia stia in quarantena soltanto chi risulta positivo, fa innervosire ancora di più. Perché va bene stare il più cauti possibile di fronte ad un virus invisibile, ma una qualsiasi persona dotata di intelletto ha l’obbligo di sentirsi preso per i fondelli se in Lombardia, dove le bare di Bergamo hanno fatto il giro del mondo, hanno misure sanitarie che a confronto delle nostre sono pinzillacchere. E da loro, il virus ha fatto più danni di Carlo in Francia.
Si inizierà, questo è ormai appurato, ma non arriveremo in fondo. O perlomeno: non ci arriveremo se il protocollo sanitario del calcio dilettantistico non allenterà la morsa. Qualcuno potrebbe dire che “chissenefrega, il calcio è solo un gioco”, e su questo non ci piove: ma l’insostenibile leggerezza del calcio, come quella dell’essere di Milan Kundera, è quel qualcosa dietro cui si nasconde la pesantezza della vita. Perché i dilettanti, il calcio, lo utilizzano come una valvola di sfogo ai problemi e alle ansie della quotidianità. E perché se si può andare al bar, al ristorante e al cinema, si può anche correre in un campo di cento metri per cinquanta.

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Marco
Marco
1 mese fa

Bel discorso Pietro, tante belle parole e anche concetti chiari. Ma una domanda la faccio a te ai dirigenti che ora si lamentano: ma
la regolamentazione che la Federazione ha passato alle società in questa estate non l’avevate mai letta ?!
In estate calcio mercato esplosivo ( specie una società che ora si lamenta tanto) come se niente stesse accadendo e poi quando la cosa ti cade addosso si fanno disamine moraliste.
Il problema c’è e ci sarà, ho sempre sostenuto che una Federazione seria dove far cominciare i campionati a gennaio, dopo aver passato l’ondata influenzale e con un vaccino alle porte.
Ma assunzioni di responsabilità in questo paese non se le prende nessuno !
Ma nessun dirigente ha detto nulla nel periodo in cui cantano le cicale, limitandosi come sempre ad esaltare campagne acquisti faraoniche.
E adesso ci siamo …

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