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EDITORIALE – Voglio trovare un senso a questo campionato, anche se questo campionato un senso non ce l’ha

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È dicembre, per la precisione l’8. La Festa dell’Immacolata, per chi ci crede. Altrimenti, un giorno per non lavorare e passare il tempo con la propria famiglia. Come se, in questo tragico e noioso 2020, non fossimo mai stati insieme.
Quest’anno è passato velocissimo: non ci ricordiamo nemmeno di quando eravamo in piazza a festeggiare la fine del 2019, che ci troveremo in casa a festeggiare – veramente – l’inizio del 2021. Fa ridere, soprattutto, che a ripetevamo a non finire “anno bisesto, anno funesto”: neanche le Parche avrebbero potuto fare una previsione tanto azzeccata. Ormai, però, il filo del 2020 sta per essere definitivamente tagliato.
In tutto ciò, i campionati dilettantistici – dall’Eccellenza alla Terza Categoria, fino ad arrivare ai livelli più bassi delle leghe giovanili – sono condannati a non conoscere il proprio destino. Me li immagino un po’ come Philippe Petit, che nel ’74 camminò su un cavo che collegava le Torri Gemelle. Ecco, i “nostri” campionati, ora, sono così: in equilibrio precario, ad un passo dalla caduta nel vuoto.
Con l’ultimo Decreto, l’attività sportiva è stata sospesa fino al 15 gennaio: facendo un conto veloce, se veramente si tornasse in campo per quella data, si dovrebbe considerare minimo un mese di preparazione per poter tornare ai livelli di settembre, e così facendo l’inizio dei tornei scalerebbe a metà febbraio (o, meglio, a marzo).
Ovviamente, scritto così, appare tutto troppo facile: l’arrivo del vaccino semplificherebbe molte cose e anche il calcio dilettantistico ne risentirebbe, di conseguenza, in positivo. È anche vero, però, che la vaccinazione sarà un processo lungo, che non si estinguerà nel breve periodo e che, anzi, durerà diversi mesi. Siamo davvero costretti, quindi, a tornare in campo, visti i tempi che corrono e l’impossibilità effettiva di farlo in tempi brevi?
È chiaro che queste, come diceva la professoressa Bardelli dei Licei Poliziani, sono questioni di lana caprina, ed è anche vero che questo secondo lockdown – più o meno – ci ha tolto completamente la gioie de vivre. Non troviamo più un senso alla nostra esistenza ormai rinchiusa in 4 mura, davanti ad un computer, alle prese con lo smart working: se la nostra vita non ha quasi più un senso, potrebbe non averlo più nemmeno questo campionato che avremmo dovuto affrontare. Anche Vasco Rossi lo diceva, in una canzone di qualche anno fa: “Voglio trovare un senso a questo campionato, anche se questo campionato un senso non ce l’ha”. Ah, ah.

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