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“Altalena” Pianese: sarebbe 1° in classifica se…

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12 punti in più in classifica, toccando quota 22, vorrebbero dire “guardare tutti dall’alto in basso”, dal primo posto in solitaria. E invece, con 10 punti, la Pianese si ritrova al terz’ultimo posto della graduatoria, alla vigilia di uno scontro diretto di fondamentale importanza, come quello di domenica in casa con il fanalino di coda Scandicci. Domenica a Montevarchi, così come il giorno dell’Epifania a San Donato Tavarnelle e nel confronto interno successivo con il Trastevere, per non andare troppo in là con la memoria, la squadra si è sempre fatta riprendere – se non superare nella ripresa – dopo il vantaggio dell’intervallo.
Problemi di condizione, di preparazione, fragilità psicologica della squadra a compattarsi, nei momenti decisivi, poca cattiveria, determinazione, quando le partite entrano nel vivo o cos’altro? Un corollario di responsabilità che influiscono marginalmente e che si innestano in quello che è il motivo principale di queste metamorfosi, nella seconda parte delle partite.
Vale a dire la fragilità di una rosa, che non presenta valide alternative ai titolari e che, nel momento dei cambi – siano essi forzati o tattici – presenta tutti i suoi limiti. A Montevarchi, riferendosi all’ultima gara, le uscite prima di Gagliardi e poi di Remorini, due giocatori insostituibili, hanno indebolito e snaturato la squadra, permettendo ai valdarnesi di operare la rimonta, prendendo campo e pressando nella propria metà campo una Pianese che non aveva più la forza di uscire e ripartire. Certe scelte di mercato, come le ultime operazioni di riparazione, non stanno pagando, con Guido Pagliuca che si ritrova a operare con scelte e rotazioni sempre contate e simili.
Sarebbe stato più opportuno limitarsi all’ingaggio di uno o due giocatori di spessore come valide alternative o veri e propri sostituti di alcuni titolari per i settori determinanti dell’assetto di squadra, piuttosto che orientarsi su scelte operate nei due mercati, come quelle di Mengali, Muratore, Vai, Misimovic, Ambrogio, Chinnici, Islamaj che, al momento, non si sono rivelate producenti e fruttifere. Gettare la croce sulla testa del tecnico non sarebbe giusto né appropriato. Sul piano del gioco e dell’identità la Pianese è viva, il lavoro di Guido Pagliuca si vede, emerge: la squadra ha una sua conformazione, un suo sviluppo di manovra, tiene il campo con ordine ed equilibrio, è sempre dentro la partita. Paga soltanto la limitatezza di una rosa che poteva essere allestita con più conoscenza e profondità.
Nei momenti determinanti, quando le partite svoltano e si decidono, queste anomalie emergono, ed ecco spiegata l’inversione netta e a volte beffarda operata dalla Pianese a cavallo dei due tempi. Una metamorfosi che, purtroppo, la sta pagando a livello di classifica e obbiettivi.

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