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Federico Morganti, da Montallese al Siena: “Gilardino? Ho pensato subito a quel gol contro la Germania…”

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Pensate un po’ a quale sarebbe stata la vostra reazione se i dirigenti del Siena, da un giorno all’altro, vi avessero chiamato per far parte dello staff del “nuovo corso”, che si sarebbe insediato da lì a pochi giorni. Poi pensate che, su quasi 29 mila allenatori in Italia, arrivi uno dei 23 giocatori che, 14 anni prima, ti avevano catapultato in strada a festeggiare il quarto Mondiale vinto dalla Nazionale Italiana. Roba che la sindrome di Stendhal, a confronto, non è nemmeno un piccolo spavento.
La carriera di Federico Morganti, 26 anni compiuti all’indomani del rocambolesco pareggio per 3-3 del Siena con la Flaminia (ultima partita giocata dai bianconeri prima dei casi da Covid nella squadra), è iniziata proprio così. Prima il Liceo Classico a Montepulciano, poi gli studi universitari per diventare fisioterapista, infine gli spogliatoi dell’Artemio Franchi. Cresciuto a Montallese, frazione di Chiusi, ha un passato da calciatore di Seconda Categoria – “Luca Sberna, il mio allenatore al Montallese, condivide con Gilardino l’umiltà, il carattere e l’essere a disposizione della squadra. Ma i messaggi che ci mandava il giorno prima della partita non li supera nessuno…” -, ma dal palcoscenico ha preferito passare dietro le quinte. E, così, ha vinto anche lui il suo personale Mondiale.

Com’è nata l’opportunità di lavorare nel Siena?
“Mi ricordo come se fosse ieri la chiamata di Leonardo Cavaliere (fisioterapista del Siena, ndr) e del dott. Domenico Di Mambro, riguardo alla mia possibilità di poter collaborare con il Siena ad inizio stagione. Erano i primi di settembre, sapevo del fallimento della vecchia società e dell’imminente nascita della nuova, e quella chiamata devo dire mi fece un po’ sobbalzare. Va bene che non si parlava della Robur di qualche anno fa, quella che la domenica giocava contro Fiorentina, Inter, Juve, Milan e che adesso era costretto a ripartire dalla Serie D…ma a quella chiamata, a quei colori, a quello stadio non si poteva rispondere di no”.
Eri nel pieno della tua adolescenza quando Alberto Gilardino, in tuffo di testa, segnava contro gli Stati Uniti ai Mondiali del 2006, per poi alzare la Coppa del Mondo agli inizi di luglio. Qual è stata la tua reazione quando hai capito che avresti lavorato con chi, 14 anni fa, aveva fatto la storia del calcio italiano?
“Io sono arrivato dopo la sua ufficialità da parte della società, ma non posso non dire che quando ho realizzato che avrei lavorato con Gilardino sono rimasto davvero impressionato. Da tifoso della Fiorentina (e prima di tutto da appassionato di calcio), per me è un onore lavorare quotidianamente con lui. Se devo essere sincero, però, la prima cosa che ho pensato dopo aver letto quel nome è stato “Gilardino la può tenere vicino alla bandierina, cerca l’uno contro uno, Gilardino, dentro Del Piero, Del Piero, GOOOOOL!!!” (per i pochissimi che non lo sanno, sono le parole con cui Caressa ha raccontato, in telecronaca, il gol dell’ex capitano della Juventus nella semifinale contro la Germania, ndr)
La stagione bianconera era partita benissimo, la vittoria di Cannara aveva fatto capire che il Siena sarebbe stata davvero la squadra da battere. La squadra pensava che poi sarebbe successo quello che è effettivamente successo?
“Assolutamente no, nessuno si aspettava quello che poi si è verificato, dai giocatori allo staff. La situazione è stata difficile per tutti, soprattutto per i giocatori. Si sono sentiti fortemente spaesati”.
Il momento più negativo della stagione, a detta di molti, è stato la sconfitta contro la Sinalunghese. Alcuni dicono che, addirittura, sia stato il punto più basso della storia della Robur.
“Già la situazione si era appesantita dopo le dimissioni di Gilardino, anche per il modo in cui si era sviluppato: le sconfitte verificatesi durante la gestione Gazzaev-Pahars non hanno fatto altro che evidenziare le difficoltà psicologiche della squadra. Sono però cose che succedono nel calcio, tanto nei professionisti quanto nei dilettanti. Sinalunga è stata solo la punta dell’iceberg, ma siamo riusciti a superare anche questo”.
Con il ritorno di Gilardino la squadra ha avuto comunque un rendimento altalenante, ma almeno è tornata a fare punti.
“Il ritorno del mister è stata una medicina importante per tutto l’ambiente. Il giorno prima del suo ritorno, quando ormai le voci del suo rientro erano piuttosto forti, al campo di allenamento si respirava un forte clima di serenità che non si sentiva e vedeva da fine 2020, con la musica negli spogliatoi e il sorriso nel viso dei giocatori, Perché? Non solo per l’aspetto tecnico-tattico, ma anche per la figura di riferimento che rappresentava e rappresenta per l’ambiente, senza contare il fatto (non meno importante) che la squadra tornava a capire la lingua del suo allenatore”.
Hai giocato qualche anno nei campionati dilettantistici: che ne pensi dell’annullamento della stagione e della ripartenza dell’Eccellenza? Chi milita in Serie D è fortunato, in questa stagione, a poter comunque giocare?
“Ho giocato prevalentemente nelle giovanili di Virtus Chianciano e Poliziana, poi ho fatto qualche presenza in Seconda Categoria con i viola e col Montallese ma ho smesso in fretta perché “Se ero bono, non ero qui”. A mio modesto parere, credo che quest’anno non si poteva fare altrimenti: in Serie D, sebbene si possa giocare, spesso le partite vengono rinviate per la presenza di giocatori positivi, anche se va detto che la situazione rispetto ad inizio stagione è migliorata grazie alla stesura di un protocollo specifico che permette alle squadre di fare tamponi frequenti”.
Com’è il calcio senza tifosi?
“Non ci sono paragoni, è sicuramente più brutto. Dispiace molto alla squadra ma anche a me perché, anche se stare a bordo campo all’Artemio Franchi fa già un certo effetto di suo, con i tifosi sarebbe stato tutto molto più emozionante”.
Come si programma il lavoro di un fisioterapista, in una squadra di Serie D?
“Sebbene si parli di dilettanti, a Siena siamo organizzati come una squadra di calcio professionistico. Ci sono due preparatori atletici e due fisioterapisti (io e il collega di Montepulciano Giulio Leonardi – che abbiamo intervistato lo scorso maggio) più il medico: è difficile che in Serie D si veda un’organizzazione simile. Il nostro lavoro viene svolto quotidianamente al campo durante gli allenamenti settimanali. Si cerca costantemente di seguire tutta la squadra, da chi è in gruppo a chi è momentaneamente ai box, oltre ovviamente alle partite da bordo campo”.
La Serie C sembra ormai sfumata. Qual è, dunque, l’obiettivo del Siena?
“L’obiettivo è quello di finire il campionato nel miglior modo possibile, dare il massimo lavorando a testa bassa e cercando di fare più punti possibile, senza guardare a quello che fanno le altre squadre e sperando, magari, nei play-off. Purtroppo la situazione è stata un po’ compromessa dal Covid e dalle vicende complesse di gennaio, ma non c’è nulla da rimproverare”.

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