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Prima Categoria

Ponte d’Arbia, il presidente Lorenzo Pieri: “Chi decide si ricorda che siamo dilettanti?”

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Gironi a 16 squadre anche la prossima stagione: sarebbe questa l’ultima indiscrezione trapelata da Firenze per arginare tutti i problemi legati alla pandemia che ancora non sembra intenzionata a finire. Una “soluzione” che non è stata presa troppo bene da alcuni addetti ai lavori, sebbene a settembre manchino ancora due mesi: uno di questi è Lorenzo Pieri, presidente del Ponte d’Arbia, che ha voluto affidarsi al nostro sito per spiegare il suo pensiero: “Per me sarebbe un errore gravissimo per vari motivi”, ammette il presidente biancoazzurro.
Prego.
“Innanzitutto, io ero presente quando, all’inizio del 2021, il presidente Mangini aveva promesso che per la ripartenza sarebbero state sentite tutte le società che, insieme alle Lega, avrebbero condiviso il modo migliore per ripartire: ad oggi, però, né noi né le società a noi vicine sono state contattate”.
Una questione morale, insomma.
“Si, esatto. Pensiamo poi all’inizio dei campionati: un girone a 16 squadre vorrebbe dire ripartire intorno a metà settembre…ma lo sanno che molti ragazzi sono fermi da un anno e mezzo? Sara necessaria almeno un mese e mezzo di preparazione atletica prima di riprendere l’attività agonistica! Chi decide si ricorda che siamo dilettanti? Non si può pretendere che i giocatori vadano ad allenarsi tutti i giorni a partire dal 20 luglio, con 40 gradi all’ombra. Dopo che hanno passato un anno semi-chiusj in casa, dovremmo anche chiedergli di non andare in vacanza per allenarsi?”
Quindi anche le tempistiche sarebbero da rivedere: in effetti, esclusa la possibilità di giocare a calcetto – il via libera è stato dato un mese fa -, la maggior parte dei giocatori dovrà ritrovare la forma atletica persa in questi mesi.
“Esatto. E c’è poi anche il virus da tenere sempre in considerazione. Se a novembre o dicembre riscoppia qualche focolaio in generale o anche limitato a solo qualche squadra, con i recuperi si giocherebbe ogni tre giorni come fatto in Serie D quest’anno…non si pensa ai sacrifici dei ragazzi e dei dirigenti”.
La soluzione?
“Penso che sarebbe più semplice proporre un campionato con 12 o 13 squadre, partendo a ottobre e finendo i primi d’aprile: nel caso dovessero scoppiare dei focolai e nella peggiore delle ipotesi ci dovessimo fermare, per un po’ di tempo avremmo sicuramente davanti a noi almeno due mesi di margine per terminare poi a fine maggio primi di giugno. Secondo me, quest’anno non è sarà tanto importante il numero di partite giocate, ma sarà importante riprendere nel migliore dei modi in modo da avere la sicurezza di terminare il campionato. Mi auguro che siano solo voci e che nei prossimi giorni vengano contattate le società per capire il loro pensiero. Certo è che aldilà del nostro pensiero ci adegueremo a qualsiasi decisione venga presa”.

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